A 50 anni dalla conquista americana della luna, la corsa per l’esplorazione umana dei pianeti del sistema solare è appena cominciata. Con la Space X di Elon Musk in prima fila.

Il 20 luglio 1969 la missione Apollo 11 suggellò la supremazia tecnologica degli Stati Uniti nei voli spaziali. Gli astronauti americani Neil Armstrong e Buzz Aldrin passeggiarono in diretta mondiale sul suolo lunare, lasciando di stucco gli avversari russi, che otto anni prima avevano inviato il primo uomo nello spazio, Jurij Gagarin, con la navicella Vostok 1. A più di cinquanta anni da quella storica data, la corsa per l’esplorazione umana della Luna e degli altri pianeti del sistema solare è ripartita, con nuovi competitor  pubblici e privati pronti a sfilare alla NASA la leadership nei viaggi spaziali.

Tra questi la Cina, che prevede di gestire una base lunare con equipaggio entro il 2030, per iniziare a sfruttare le risorse energetiche del nostro satellite e condurre il mondo verso una nuova era di esplorazione dello spazio. Nei piani di Xi JinPing già il prossimo anno sarà inviato su Marte un veicolo Rover automatizzato, che aprirà una serie di missioni sul pianeta rosso, con l’obiettivo di riportare sulla terra dei campioni del suolo marziano entro pochi anni. Nel 2022 sarà ultimata la stazione spaziale in orbita intorno alla Terra, e nel 2025 partirà la costruzione della Stazione Lunare. Entro il 2028, è previsto poi l’invio di una sonda su Giove.

E la risposta degli Stati Uniti alle ambizioni spaziali dei cinesi non si è fatta attendere. Lo scorso marzo, il vicepresidente Mike Pence ha dichiarato al Consiglio Nazionale dello Spazio, recentemente ristabilito, che gli Stati Uniti dovrebbero riportare gli astronauti sulla Luna entro il 2024 “con ogni mezzo necessario”, per battere il nuovo nemico-avversario cinese. Anche il programma americano ha una serie di tappe, che culminano nella prima missione con equipaggio umano su Marte, prevista nel 2033. Fra un paio di anni sarà inviato in orbita il James Webb Space Telescope, il successore di Hubble, per una missione di 10 anni. Nel 2023 saranno avviate le operazioni della stazione spaziale in orbita attorno alla Luna, nota come Lunar Orbital Platform Gateway, con un previsto nuovo sbarco di astronauti americani sul suolo lunare nello stesso anno.

E poi una nuova sonda, Europa Clipper, per raggiungere la luna di Giove, Europa, nel 2026.  Lo storico avversario russo tenta di reinserirsi in questa guerra tecnologica per l’esplorazione spaziale, anche se con un po’ di ritardo rispetto agli americani e ai cinesi. Roscosmos, l’agenzia spaziale russa, ha intenzione di programmare una serie di missioni umane lunari a partire dal 2031, con l’inizio della costruzione di una stazione sul suolo del nostro satellite nel 2034. La sfida dei viaggi nello spazio profondo del nostro sistema solare sta spingendo le ricerche su nuovi sistemi di propulsione delle navicelle spaziali.

Secondo Bloomberg, la Nasa avrebbe investito 18,7 miliardi di dollari nello studio di un razzo a propulsione nucleare. A differenza dei sistemi termici, che bruciano una grande quantità di carburante per generare la spinta necessaria, quelli nucleari utilizzano la fissione, scindendo l’uranio all’interno del reattore e producendo il calore necessario per riscaldare il propellente, l’idrogeno liquido. L’idrogeno si espande, passando per un ugello, creando in questo modo la propulsione necessaria al razzo. La tecnologia nucleare consentirebbe un raddoppio dell’efficienza di utilizzo del combustibile, con una significativa riduzione delle dimensioni e del peso dei reattori, e un incremento della velocità di volo. Radiazioni e temperature elevate ben oltre i 2000 gradi celsius verrebbero contenute in sicurezza attraverso nuovi materiali di costruzione per il reattore. Certo è che raggiungere Marte, a 220 miliardi di kilometri dalla Terra, non è un’impresa facile.

A raccogliere la sfida tecnologica delle missioni spaziali c’è anche Elon Musk, con la sua società Space X e Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, che ha fondato Blue Origin.  Musk ha puntato decisamente ad un sostanziale decremento dei costi, con motori a ossigeno liquido e metano e razzi riutilizzabili dopo ogni lancio, con un possibile reimpiego anche per voli spaziali turistici e viaggi intra-orbitali terrestri, per spostarsi in meno di 30 minuti di volo da New York a Sidney. Dopo il recente successo del primo volo commerciale del suo Falcon Heavy, Space X ha vinto una importante commessa di Nasa, il lancio della missione DART – Double Asteroid Redirection Test. La missione fa parte del programma di difesa planetario di NASA e serve come test tecnologico della possibilità di deviare un asteroide dalla sua traiettoria.  L’obiettivo della missione è un doppio asteroide, Didymos A di (800 metri di diametro), e Didymos B (160 metri) che dovrebbe passare non lontano dall’orbita del nostro pianeta nell’ottobre 2022, e poi di nuovamente nel 2024. Blue Origin invece, la compagnia spaziale di Jeff Bezos, ha completato il lancio del suo razzo New Shepard ad inizio del mese di maggio In attesa del primo volo turistico sulla Luna, già prenotato da uno sconosciuto cliente giapponese alla Space X di Musk. Un dubbio però rimane: perché gli americani hanno interrotto le missioni lunari, visto il vantaggio tecnologico acquisito con l’allunaggio del 20 luglio del 1969?

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