La cripta segreta della Villa del Balì

La scorsa estate, il mio amico sindaco di Ancona mi ha invitato a partecipare dal, Daniel Sisto alla Mostra per la celebrazione dei 70 anni dall’allunaggio dell’Apollo 11 Luna , nel Museo del Bali’, a Saltara del Metauro, provincia di Pesaro Urbino.

Aveva deciso di fare un pezzo sulla Mostra per il giornale, indagando sulle origini misteriose della costruzione in cui era ospitata. Poco infatti era stato scritto fino a quel momento  sulla Villa del Bali’, posta alla sommità del crinale collinare che da Saltara sale a Cartoceto e fa da fondale in località San Martino, in provincia di Pesaro Urbino. 

Vista la complessità dei collegamenti con il treno  da Roma, avevo preferito andare con la mia nuova moto, una fiammante Yamaha Niken a tre ruote, con più di 400 kilometri di autonomia.  La strada provinciale per raggiungere la Villa è  splendida, distesa tra le dolci pendenze dei colli marchigiani. Dopo i temporali di fine agosto che avevano finalmente le massime diurne – che negli ultimi giorni erano state ben sopra i 40 gradi –  l’ afa soffocante dell’estate più calda del secolo era sparita: la temperatura dell’aria era decisamente migliorata, il computer di bordo della moto segnava.31 gradi, con 32% di umidità

E poi mi sarei fermato a dormire a Senigallia, a qualche chilometro da  Numana, dove aveva passato tante estati  nella villa al mare della  zia Mara, sorella minore di mio padre.
Sono stato sempre molto legato alla zia e alle bellissime cugine marchigiane di cui sono stato sempre innamorato e con cui ho condiviso l’età spensierata della mia adolescenza.  

Ho chiamato  la zia  prima di partire per farle sapere che mi sarei fermato qualche giorno a Senigallia, e che avrei avuto piacere di andare a pranzo tutti insieme in spiaggia a Numana. E soprattutto voleva rivedere la cugina Cristiana, che aveva saputo si era nel frattempo separata.

Alla villa del Bali’  si accede da un  piccolo pianoro con un  caratteristico viale di antichi cipressi, frequentato dai turisti domenicali della basse valle metaurense.  Adiacente  alla Villa, una cappella votiva, dedicata a San Martino.  La Villa era stata di proprietà prima del vescovo Negusanti e poi dei Marcolini – cosi’ come si evince dagli scritti del canonico Alessandro Brilli, nella sua opera ” Ricordo Storico di Bargni e Saltara” – con una storia misteriosa e un silenzio più totale circa l’esistenza di una “cripta” segreta, nei suoi sotterranei.

Anche la sua denominazione incuriosiva, “la Villa del Bali’”, un vocabolo non certo di uso comune, che indica un grado specifico di alcuni ordini cavallereschi. Uno dei tardi proprietari della villa, il conte Antonio Marcolini era Bali’ dell’ordine dei cavalieri di Santo Stefano Papa e Martire, cosi’ come altri componenti della famiglia.  
 
In epoca romana il colle dove sorgeva  la chiesa di S. Martino e le case adiacenti era consacrato a Marte, con  un tempietto dedicato al dio stesso. La villa fu costruita nel XVI secolo attorno alla  cappella dedicata a San Martino, esistente prima dell’anno Mille. Nel 1165 fu donata ai canonici della cattedrale di Fano.

Non è da escludere che fino al 1344, la cappella fosse una commenda templare.

Fatto certo è che dal 1399 la proprietà passò al conte Vincenzo Negusanti, che fece costruire una vasta residenza di campagna adiacente alla chiesa di San Martino, da lui stesso riedificata (1568) e alla quale aggiunse quattro torri che utilizzava per i suoi studi di astronomia, traformando quindi la villa in un osservatorio astronomico.  Alla morte di questi, la villa fu venduta al conte Antonio Marcolini che come detto era Balì (o Balivo), vale a dire un alto grado del Sacro Ordine dei Cavalieri di S. Stefano Papa e Martire, che si trasmetteva per eredità al maschio primogenito; pertanto, dal tardo Seicento, la villa di San Martino cambiò nome in “Villa del Balì”. 

Più tardi, a partire dal 1852 fino al 1861 è stata di proprietà dei Gesuiti; con la soppressione degli Ordini religiosi imposta dal decreto Valerio, la villa passò al Collegio Convitto Nolfi fino al 1944, quando divenne proprietà del Comune di Fano.

Che le ville nobiliari avessero grotte e che le avesse anche la Villa del Bali’ era cosa nota, tanto che la popolazione del luogo ricordava di averli adoperati come rifugio in tempo di guerra, oppure di avervi giocato nell’infanzia. Lo stupore dei villici di Saltara non deriva dall’esistenza delle grotte, ma dalla loro peculiare conformazione. Il rilievo planimetrico allegato nella relazione dell’ufficio tecnico del comune di Saltara intitolata “Notizie Storiche riguardanti la Villa di S. Martino” mostra una gigantesca croce latina, a sua volta composta di quattro croci patriarcali o di Lorena. 

Dai rilievi planimetrici del comune che avevo consultato prima di partire, veniva evidenziato un  braccio della croce che terminava in una cripta quadrangolare di 16 metri quadri e che poi si  apriva in una simil abside, parzialmente occlusa da un cedimento del terreno.  Il corridoio all’ingresso della cripta era in forte pendenza, posto in direzione ortogonale rispetto al braccio corto della croce.

La volta a croce della cripta era interamente rivestita di mattoni posti di piatto con una funzione più di rivestimento che di sostegno, con l’immagine di una croce rossa profilata di nero su fondo bianco, i cui bracci si incontrano al centro della volta.
 
Mentre piegavo  beato con il suo mio indomito cavallo alato tra i tornanti dei colli del Metauro, assorto nel silenzio rotto soltanto dal vento sulla mia faccia, mi  chiedevo quale  deposito o magazzino di alimenti necessitasse di tale conformazione. Ma soprattutto la  presenza di una cappella quadrata alla base di un croce latina, con una volta dipinta, cosi’ distante dall’ingresso principale e profonda nel terreno.

Ricordo di aver letto nell’ ’Enciclopedia dei Simboli” di Hans Biederman che “comunemente le caverne sono considerate il palcoscenico del mondo simbolico e cultuale Ctonio (cioè quello dedicato alla terra al mondo sotterraneo), come luogo di contatto con le forze e i poteri della profondità”.

Le grotte i templi scavati dall’uomo nella pietra erano quindi un surrogato delle caverne naturali, dove svolgere pratiche religiosi e cultuali. Senza alcun dubbio, dopo la visita privata della Mostra Spaziale , avrei chiesto alla mia guida di essere portato nella cripta della Villa del Bali’ (to be continued)

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